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    September 28

    NOTIZIE DAL MONDO

      NOTIZIE DAL MONDO    


           giornale online diretto da Luckydanilo                  28 settembre 2007


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                    NOTIZIE AGGHIACCIANTI              

    Bomba esplode al cimitero. Tutti morti.pag.2

    Scontro fra 2 carri funebri. Un resuscitato!pag.4

    Scoppia di salute: 2 morti e 9 feriti!pag.5

    Si sdraia sui binari del treno Palermo-Napoli. Muore con 8 ore di ritardo.pag.6


      Situazione monetaria in borsa:

    Il marco è salito
    Il franco è sceso
    ... e la lira è in strada a chiedere un passaggio...


    September 27

    BODY ART

    Body Art

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    Il principale mezzo espressivo usato per questo genere artistico è il corpo umano, usato per allestire happening, eventi estemporanei con movimenti corporei accompagnati da musica, elementi scenografici, danze, sequenze di azioni e gesti. La body art rende il corpo protagonista assoluto considerandolo soggetto e oggetto dell'espressione artistica ed esibendolo come opera.Vi è la volontà di provocare, di scuotere le convinzioni in fatto di arte.

     

     

     

    Questi artisti con i loro atti spettacolari (in teatro o più spesso in Gallerie d'arte o all'aperto in occasione di performances ed installazioni concettuali) rendono lecite tutte le 'operazioni' coreografiche, pittoriche, multimediali, etc. che su quei corpi vengono compiute con lo scopo di trasmettere un messaggio espilicito o larvato e simbolico. Pittori che lavorano nella "Bodyarte" sono Youri Messen-Jaschin, Jana Sterbak, Rebecca Horn, Javier Perez.

     

     

     

    La body art ha alle spalle esperienze e riferimenti importanti, quali il Surrealismo e il dadaismo. Nello specifico l'opera di Marcel Duchamp intitolata "Tonsure" è considerata come una delle più significnti in merito: si rasò i capelli seguendo la fantasia a stelle e strisce della bandiera statunitense).

     

     

     

    Anche il teatro (contemporaneo, d'avanguardia e sperimentale) ha molto influenzato -si pensi ad es. a Antonin Artaud- le forme di scrittura del corpo: come il Body-Painting e, secondo alcuni esegeti, anche il tatuaggio o il piercing in forme non meramente decorative.  

     

     

    Uno fra i primi a presentare modelli nudi, raffigurati in movimento su teli colorati fu, appunto negli anni Sessanta, l'artista francese Yves Klein mentre Salvador Dalì utilizzava le tracce cromatiche lasciate su grandi teli\tele dai corpi -nudi e colorati- lasciati agire in movimenti stimolati dalla musica. Da allora la body art ha subito naturali evoluzioni, incluse rappresentazioni a sfondo sadomaso oltre ai riti di autolesionismo eseguiti a fini di un'arte performativa che prende spunto da tradizioni simili -di impronta religiosa- con l'intento di simboleggiare l'annullamento del ruolo dell'autore a favore di un 'fare arte' che lo sublima nell'opera in progress. Gli inglesi Gilbert & George espongono loro stessi, oppure compongono i loro ritratti viventi con riferimenti alla cultura statuaria classica ma con 'invenzioni' che insieme la onorano e la reinventano ogni volta

     

    In Italia, autori di body art sono stati, e in parte tuttora sono, artisti come Piero Manzoni, Jannis Kounellis, Gino de Dominicis e Vettor Pisani. Piero Manzoni firma la pelle delle sue statue viventi e propone anche un 'prodotto' escreto dal proprio corpo e confezionato in scatola firmata ("Merda d'artista"), mentre Gina Pane sembra in preda alla sofferenza per le automutilazioni che si produce ad ogni happening d'arte estrema.

     

    In tempi più recenti, il termine body art è stato esteso (secondo alcuni in maniera non del tutto appropriata) alle moderne tecniche di tatuaggio, di scarificazione molto diffusa da secoli in tribù centroafricane ed amazzoniche e di piercing presente dagli albori dell'umanità come simbolo di potere, di ruolo ma anche di semplice decorazione (in massima parte) del viso e del torace che varia al variare di ritualità stagionali o dello stato di 'guerra' verso tribù ostili.

    September 26

    FESTA MARONNA * FESTA DI MADONNA*

    Maria Santissima della Consolazione è patrona della città di Reggio Calabria 
     
     
    Maria Santissima della Consolazione è uno degli appellativi utilizzati dalla Chiesa cattolica nella venerazione di Maria, madre di Gesù. Maria Santissima della Consolazione è patrona della città di Reggio Calabria.

    Viene celebrata con la Festa della Madonna della Consolazione, comunemente detta Festa Marònna (Festa Madonna), un evento particolarmente sentito dai devoti reggini, che ne ha sempre caratterizzato la cultura e le usanze.

    Il secondo sabato di settembre di ogni anno a Reggio Calabria si celebra la patrona, con una splendida processione che porta la "Vara" con l'effige della Madonna. Il dipinto viene trasportato dai fedeli in processione dalla Basilica dell'Eremo (o Santuario di Santa Maria della Consolazione, nella parte alta della città) fino al duomo di Reggio Calabria (vicino al mare), attraversando nella fase finale il corso Garibaldi, principale direttrice del centro cittadino; la Vara così giunge a piazza Duomo dove, prima di essere portata dentro la cattedrale, è oggetto della tradizionale "Volata", l'ultima fatica dei portatori che consiste nel fare un giro della piazza di corsa sotto il peso dell'immane effige.

    La processione, sicuramente una tra le più imponenti in Calabria e Sicilia, è tra le più importanti feste religiose d'Italia, e richiama a Reggio durante le celebrazioni migliaia di fedeli dalle due regioni.

    I fedeli trascorrono la notte che precede la processione in preghiera alla Basilica dell'Eremo, dove fuori, in piazza, i portatori della Vara nell'attesa si intrattengono suonando e ballando la caratteristica "Tarantella", che contribuisce a rendere la nottata un evento a sé.

    Durante i giorni di festa la città muta il suo aspetto con spettacoli, musica, danze popolari, luna park, bancarelle e piatti tradizionali come ad esempio le frittole, o le 'Nzuddhe.

     
     

    DETTI POPOLARI *IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE*

     Detto popolare
    (Dialetto)
     
    « Chî terremoti, câ guèrra e câ pàci,
    sta fèsta si fìci, sta fèsta si fàci! »
     (italiano)
     
    « Con i terremoti, in tempi di guerra e di pace,
    questa festa si è fatta e questa festa si farà! »
     


    Detto popolare che accompagana la processione
     
     
    (Dialetto)
     
    « E 'griràmulu tutti a nu coru!
    Oggi e sempri, viva Maria! »

    (Italiano)

    « Gridiamolo tutti in coro!
    Oggi e sempre, viva Maria! »

    IL DIPINTO DI ANDREA CAPRIOLO

    Il dipinto di Andrea Capriolo 

     

    Il dipinto è opera del reggino Nicolò Andrea Capriolo del 1547, tavola cm 120x120; raffigura la Vergine seduta in trono che sorregge Gesù bambino tra san Francesco con una croce ed il libro delle Regole e sant'Antonio di Padova con il giglio ed il libro della scienza teologica, in alto due angeli incoronano la Vergine con in mano una palma.

    La monumentale Vara è in lamina d’argento sbalzato su anima di legno, opera eseguita tra il 1824 e il 1831.

    Il dipinto della Madonna è custodito quasi tutto l'anno entro una pala d’altare in bronzo dorato dello scultore calabrese Alessandro Monteleone, all'interno della Basilica dell'Eremo.

    LEGGENDE DEVOZIONALI

     Leggende devozionali 
     

    Il quadro del Capriolo, fu benedetto nel gennaio dell’anno successivo nella Cattedrale di Reggio dall’arcivescovo Agostino Gonzaga.

    Si narra che la sacra effige, nel 1577, parlò a un umile fraticello per annunciare la fine della terribile pestilenza che in quel momento affliggeva la città di Reggio, il dipinto portato nella cattedrale, riapparì subito dopo sulla collina dell'Eremo, questo prodigio fu interpretato dai fedeli come segno con cui la Madonna chiedeva di erigere proprio in quel luogo la sua chiesa, e la popolazione così fece, da quel momento in poi il dipinto vive una tradizione carica di fede e di coinvolgimento popolare, generando una festa particolarmente sentita da tutti i reggini.

    Sono note le leggende, miracolistiche sulla Madonna della Consolazione relative a pestilenze, epidemie, invasioni e terremoti:

    Il 24 maggio del 1657, con un atto notarile, la città di Reggio si impegnò ad offrire ogni anno un cero votivo in occasione della festa del primo sabato successivo all’8 settembre; e con Decreto della S. Congregazione dei Riti del 26 agosto 1752 la Madonna che raffigura il dipinto fu dichiarata "Patrona della città".

    La processione ricorre infatti ogni anno in settembre, quando 100 uomini per volta sotto i 1.000 kg della Vara, al grido di "Oggi e sempre: viva Maria!", accompagnano la Venerata Effigie dall’Eremo in Cattedrale, dove rimane fino alla domenica successiva al 21 novembre, festa della presentazione della Beata Vergine Maria, data in cui viene riportata nella sua dimora abituale. Un rito, quello della processione, che si ripete ininterrottamente, dal 1636, e condensa la devozione dei reggini verso la Madonna della Consolazione, una consolazione, così come intesa nella sacra scrittura, che è insieme soccorso, assistenza, aiuto. Nello stesso mese si tengono numerose manifestazioni religiose, fieristiche, musicali e artistiche.

     

    September 16

    BIOGRAFIA DI GIUSEPPE MUSOLINO

    Biografia:

     

    Taglialegna di mestiere, nel 1897 viene coinvolto in una lite fra due compaesani per una partita di nocciole: un certo Vincenzo Zoccali, amico della parte avversa nella questione della nocciole, il 29 ottobre dello stesso anno viene ferito da un colpo di fucile in una stalla dove viene trovato il berretto di Musolino. Al processo nonostante le prove portate da Musolino resistettero le false testimonianze di Rocco Zoccali e Stefano Crea che affermarono di averlo sentito adirato per il bersaglio fallito.

     

    Viene condotto nel carcere di Gerace (dove deve scontare 21 anni). Dopo due anni alle 3:30 del 9 gennaio 1899 riesce a fuggire e inizia la sua vendetta. Si racconta che durante la galera Musolino abbia sognato San Giuseppe che gli indicò il punto in cui avrebbe dovuto scavare nella cella, e con facilità scappare insieme ai suoi compagni di carcere Giuseppe Surace, Antonio Filastò e Antonio Saraceno.

     

    Commette una serie di omicidi contro tutti quelli che l'hanno accusato e tradito, nascondendosi poi tra le montagne, nei boschi, e persino nei cimiteri (come a Roccaforte del Greco), godendo dell'appoggio della gente del posto, sia contadini, caprari che gente benestante, che lo vede come simbolo della ingiustizia in cui la Calabria allora versava. Inizia la caccia al brigante, vengono imposte delle taglie, ma Musolino sfugge sempre alla cattura. Una volta si tenta con un certo Antonio Princi di farlo addormentare con l'oppio nella pasta ma il tentativo fallì, un'altra si cercò di fargli credere che potesse emigrare con una nave a Capo Bruzzano ma non andò all'appuntamento e successivamente scoprì che non c'era nessuna nave e quindi l'inganno.

     

    La sua notorietà in poco tempo si sparge in tutta Italia grazie alla stampa e pure i giornali stranieri iniziano a interessarsi della vicenda. La sua figura così diventa una sorta di leggenda, e le sue gesta divengono spunto per molte canzoni popolari (Si ritrova nelle canzoni di Otello Profazio, Dino Murolo e Natino Rappocciolo, Enzo Laface e in altri cantanti folcloristici calabresi...).

     

    Nel 1901 Musolino decide di uscire dalla Calabria per andare a chiedere la grazia al re Vittorio Emanuele III e perché comunque la situazione diventava difficile per lui, pur coi suoi appoggi. Ad Acqualagna in provincia di Urbino però, viene per caso catturato da due carabinieri ignari della sua identità, che riescono a raggiungerlo perché è inciampato in un fil di ferro, i loro nomi erano: appuntato Amerigo Feliziani da Baschi ed Antonio La Serra da San Ferdinando di Puglia, comandati dal brigadiere Antonio Mattei (padre di Enrico Mattei). Musolino infatti stava percorrendo una viottolo di campagna nella località di Farneto nelle vicinanze di Acqualagna; alla vista dei due carabinieri, che si trovavano nella zona alla ricerca di alcuni banditi del luogo, improvvisamente cominciò a correre pensando che cercassero lui. Inciampando però su un fil di ferro di un filare di viti fu fermato.

     

    Divenne famosa la frase:"Chiddu chi non potta n'esercitu, potta nu filu"(Quello in cui ha fallito un esercito,è riuscito un filo).

     

    Per la cattura si stima che il governo spese un milione di lire, come viene riportato sul giornale:

     

     « Si presume che le spese complessive, per la dislocazione delle truppe negli Abruzzi - che come è noto nell'inverno scorso raggiungevano quasi due reggimenti abbiano toccato le 500.000 lire, e a queste aggiungendo le altre spese ingenti per lo spionaggio, per gli arresti numerosi e per tutte le misure di P.S., si verrebbe a raggiungere e forse a sorpassare la somma tonda di un milione.

    Nessun galantuomo ha mai costato tanto al Governo! »

     (Da "La Tribuna Illustrata" del 27 ottobre 1901)

     

    Viene portato davanti alla Corte d'Assise di Lucca, dove Musolino pronuncia questa autodifesa: "Se mi assolveste, il popolo sarà contento della mia libertà. Se mi condannaste, fareste una seconda ingiustizia come pigliare un altro Cristo e metterlo nel tempio. Eppoi, vedete, io non sono calabrese, ma di sangue nobile di un principe di Francia. Chi condannate? Un cadavere, perché io posso avere cinque o sei mesi di vita al più". Parole che diverrano celebri ma che comunque non gli evitano l'ergastolo al carcere di Portolongone e otto anni in segregazione cellulare.

     

    Solo nel 1933 un certo Giuseppe Travia, che era emigrato in America dopo l'evento iniziale di Santo Stefano, confessa di essere stato lui a sparare a Vincenzo Zoccali discolpando così definitivamente Musolino del primo delitto.

     

    Resta in carcere fino al 1946, quando gli verrà riconosciuta l'infermità mentale, e poi portato al manicomio di Reggio Calabria, dove muore dieci anni dopo alle 10:30 del 22 Gennaio.

     

    September 12

    QUANDO FU IL GIORNO DELLA CALABRIA

    Quando fu il giorno della Calabria

     

    Dio si trovò in pugno 15000 km2 di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.

     

    Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.

     

    Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole.

     

    Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami.

     

    Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro.

     

    Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole. A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia.

     

    Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate.

     

    Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante. Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto.

     

    Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione.

     

    Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio.

     

    E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore.

     

    Quando, aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta , Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo.

     

    Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola.

     

    Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta.

     

    La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. Utta a fa juornu c’a notti è fatta -. Una notte che già contiene l’albore del giorno.

     

    Leonida Repaci