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12月20日 CENTENARIO DEL TERREMOTO 1908
Si narra che il giorno precedente alla sciagura fosse stato molto tranquillo, per le strade si respirava un clima di festa e nulla lasciava intuire cosa sarebbe accaduto a breve, a Messina si era trascorsa una serata tranquilla (al Teatro si dava la prima dell'Aida, si festeggiava inoltre la festa di Santa Barbara), mentre a Reggio ci si compiaceva del nuovo impianto di illuminazione stradale elettrico, inaugurato solo il giorno precedente e moderno.
La notte, i sismografi registrarono il verificarsi di un terremoto di grande magnitudo.
Il sisma è inquadrabile settorialmente in una zona probabilmente ubicata in Italia.
Nessuna ulteriore informazione disponibile, solo le tracce marcate dai pennini sui
tabulati degli osservatori sismici che gli studiosi cominciarono velocemente ad
analizzare ed interpretare. I telegrafi cominciarono a ticchettare in attesa di
ottenere e scambiare notizie. Così, prima di ottenere una qualsivoglia comunicazione
ufficiale molte nazioni del mondo e l’Italia stessa, furono informate attraverso la
strumentazione scientifica del terremoto del 1908 che devastò Messina e Reggio Calabria.
I sismografi misero in evidenza solo la grande intensità delle scosse senza consentire però
agli specialisti di individuare con altrettanta certezza la specifica localizzazione e solo di
immaginare, ovviamente, i possibili danni provocati da un sisma di quella intensità.
Gli addetti all’osservatorio Ximeniano annotarono:
« Stamani alle 5:21 negli stru
menti dell'Osservatorio è incominciata impressionante,straordinaria registrazione: “Le ampiezze dei tracciati sono
state così grandi che non sono entrate nei cilindri:
misurano oltre 40 centimetri.
Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave. »
La Calabria meridionale e l'area dello Stretto di Messina sono zone ad elevata sismicità; risultano infatti colpite da almeno 8 eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 6 in epoca storica. La particolare criticità dell'area è determinata dal fatto che è sede di numerosi centri abitati tra cui due di grandi dimensioni:
dell'omonimo stretto e dista circa 6 km dalla sponda calabrese. Il terremoto del 1783 distrusse gran parte della città.
anch'essa pressoché distrutta dal terremoto del 1783 che determinò la successiva riedificazione di molti dei suoi quartieri secondo un nuovo piano regolatore e con criteri innovativi, che persistono tuttora. Il 28 dicembre 1908, lunedì, alle ore 5,21 del mattino, nella piena
oscurità e con gli abitanti immersi nel sonno, un terremoto (uno dei più potenti della storia italiana), che raggiunse i 7,1° grado della scala Richter (11-12° nella scala Mercalli), seguito da un maremoto, mise a soqquadro le coste calabro-sicule con numerose scosse devastanti. La città di Messina, con il crollo di circa il 90% dei suoi edifici, fu quasi rasa al suolo. Gravissimi i danni riportati da Reggio Calabria e da molteplici altri centri abitati del circondario. Sconvolte le vie di comunicazione stradali e ferroviarie nonché le linee telegrafiche e telefoniche. L’illuminazione stradale e cittadina venne di colpo a mancare a Messina, Reggio, Villa San Giovanni e Palmi, a causa dei guasti che si produssero nei cavi dell’energia elettrica e della rottura dei tubi del gas.
9月16日 U CALABRISIU calabrisi, è tutta n’attra cosa u cori ‘ndavi randi comu ‘a casa ti duna ‘i mangi, i mbivi e ogni cosa; si voi nu lettu, puru ca tu duna, nu sorrisu, na parola bona, non su nega mai a nugliu: u calabrisi.
Di cori randi, puru ca ‘a casa picciula è ti dici: “ ‘a casa capi quantu ‘u cori voli!” E ti apri ‘a porta, semplici, accussì.
Non tutti sunnu fatti a sta manera, nta stu mundu, ndavi genti, chi si ssì cerchi ‘na cosa ti guardanu nta facci, cu l’occhji ‘i fora e ti dinnu accussì: “ ’a casa mia…?! No, ma no nesciti fora, aundi vi mentu?! ‘a casa mia non pozzu, ca non capi!”
‘U calabrisi è povaru, ‘u cristianu! Ma tuttu chjgliu chi ndavi, ca ti duna! Non faci sempri i cunti e n’affetta i pani a nugliu, mai, sa nega!
Calabrisi meu, u to cori è randi, na’ perdiri, no, sta generosità! Coltiva u cori, ch’è, ‘a cosa cchiù ‘mportanti, nta vita cunta, puru, i ndai… tanta… ma tanta: umanità!. 9月14日 FRITTOLEIl piatto si ottiene cucinando la cotenna, la carne ed altre parti meno nobili del maiale (parte del collo, della guancia, lingua, muso, orecchie, rognoni...) mediante bollitura nel grasso dell'animale che ne insaporisce il gusto.
Cottura nella CaddàraLa cottura, alimentata dal fuoco brace di carbone, avviene lentamente, mescolando la pietanza nella "caddàra", il tradizionale pentolone di rame stagnato che, viene allestito al di fuori delle macellerie (tradizionalmente il sabato) per servire la pietanza appena preparata che va consumata calda.
Una volta esaurito il contenuto della cottura, tutto quello che rimane sul fondo del pentolone, rimasugli e sugna, si solidifica e prende il nome di curcùci (prodotto molto simile ai cicoli napoletani) che vengono consumati successivamente in diversi modi, a volte ricucinati per lo più con le uova. Tipiche preparazioni nelle quali si utilizzano i curcuci sono "a pulenta chi brocculi e curcuci" (che si consuma durante l'inverno) e la "pitta ca ricotta, l'ovu e curcuci" (piatto tipico della scampagnata del Lunedì dell'Angelo, giornata che a Reggio è chiamata "Pascuni").
Tradizioni : Frittole pronteL'uccisione del maiale, in Calabria, è un vero e proprio rito collettivo, di tipo liberatorio ed allo stesso tempo propiziatorio, durante il quale il pericolo delle forze della natura viene imprigionato in un rito simbolico e culturale. In passato infatti il maiale calabrese era detto "il nero", appellativo che sta a rappresentare non solo il colore ma, al pari del cinghiale, anche lo stato selvaggio nei boschi. Il tipico detto popolare "ru pòrcu non si jètta nènti" (del maiale non si perde nulla) sta ad indicare che durante tutta la fase dell'uccisione e della macellazione, si trae cibo da ogni parte dell'animale.
Le Frittole a Reggio Calabria, per tradizione, vengono consumate durante la Festa della Madonna della Consolazione durante la quale in tutto il centro storico è possibile sentirne il profumo che contribuisce a creare il pittoresco e caratteristico ambiente festivo popolare.
A Mammola sopravvive un'antica usanza di fare le Serenate, quando si uccide il maiale. Viene cantata e suonata con fisarmonica e chitarra per onorare la famiglia. Questa serata particolare si festeggia con gli amici e parenti con l'assaggio delle "Frittole", ovviamente accompagnate con un buon bicchiere di vino e pane "pizzata" (pane di mais), preparate durante la giornata e cotte nella tipica "caddàra".
Consumo: Le Frittole si consumano in molti modi, ma il più tradizionale, con il rito settimanale del sabato, è "u pani ca' scorcìtta" (panino con la cotenna), accompagnato dal vino rosso locale.
Piatto di FrittoleNel reggino esiste ancora l'usanza di organizzare le tipiche "frittolate", grandi tavolate in cui le uniche pietanze sono le Frittole, il vino rosso, e l'insalata di agrumi (arance, limoni, bergamotti) a fine pasto.
Nella provincia cosentina, le Frittole e i Frisui, molto meno diffusi rispetto a Reggio Calabria, vengono abbinati con l'uovo fritto.
5月4日 CALABRIA MIAOriginale in dialetto calabrese Calabria mia, li megghju figghji si 'ndi jiru fora pè fà fortuna câ catina o pedi e tu restasti 'nta sti quattru mura. Calabria mia!
Calabria mia, cà si siccaru puru li fjumari e rimaniru sulu chjanti è fjuri, lu nostru chjantu va à finiri à mari. Calabria mia!
Calabria mia, simu malati d’amuri, simu malati. Comu sti mandulini e sti chitarri chjangi stu cori di nostalgia, chjangi pè tia Calabria mia. Chjangi stu cori di nostalgia, chjangi pè tia Calabria mia.
A mamma, a mamma prega sempre a Madonna ca voli li so' figghji ntâ so' terra. E prega, e prega, e u cori chjangi è affanna, ma si c'è lavoru cà ssu figghju torna.
Calabria mia, simu malati d’amuri, simu malati. Comu sti mandulini e sti chitarri chjangi stu cori di nostalgia, chjangi pè tia Calabria mia.
Eh, chiagne sempre stu core chiagne sempre de nostalgia. Si mamma, stongo quà luntano ma te scrivo questa lettera che... pe' ditte que stongo bene, staio bene, E ce so' tutti i tuoi paisani quà, siamo sempre uniti mamma. Ca' é bello ma stongo luntano e tegno nostalgia mamma, e chiagne sempre stu core e chiagne sempre mamma, chiagne sempre di nostalgia.
Oh mamma mia!
Ehi paisá, paisá, paisà...
Calabria mia!!
In italiano corrente Calabria mia, i figli migliori sono andati via per fare fortuna con le catene ai piedi e tu restasti dentro queste quattro mura Calabria mia!
Calabria mia, dove si sono seccati pure i fiumi e sono rimaste solo piante e fiori, il nostro pianto va finire a mare. Calabria mia!
Calabria mia, siamo malati d’amore, siamo malati. Come questi mandolini e queste chitarre piange questo cuore di nostalgia, piange per te Calabria mia. Piange questo cuore di nostalgia, piange per te Calabria mia.
La mamma, la mamma prega sempre la Madonna che vuole i suoi figli in questa sua terra. E prega, e prega, e il cuore piange e affanna, ma se ce lavoro quà suo figlio ritorna.
Calabria mia, siamo malati d’amore, siamo malati. Come questi mandolini e queste chitarre piange questo cuore di nostalgia, piange per te Calabria mia.
Eh, piange sempre questo cuore piange sempre di nostalgia. Si mamma, sono quà lontano ma ti scrivo questa lettera che per dirti che stò bene, stò bene, e ci sono tutti i tuoi paesani quà, siamo sempre uniti mamma. Quà é bello ma sono lontano ed ho nostalgia mamma, e piange sempre questo cuore e piange sempre mamma, piange sempre di nostalgia.
Oh mamma mia!
Ehi paesano, paesano, paesano...
Calabria mia!! 3月21日 SEI CALABRESE SE…..SEI CALABRESE SE…..
• sei calabrese se pur nn avendo un lavoro e un euro in tasca offri il caffè al bar ai tuoi amici! • ..sei calabrese quando ti lamenti sempre della tua città e quando sei fuori la vanti come se fosse il paese delle meraviglie!!! • sei calabrese se quando vivi fuori, ricevi il pacco che ti manda tua madre da giù con tutte le cose tipiche! • sei calabrese se ami la tua terra e ti fai le vacanze nei tuoi posti di mare • sei calabrese se, pur vivendo al Nord da dieci anni, non hai perso una virgola del tuo meraviglioso accento!!( puru ca tutti ti pijjianu po' culu!) • sei calabrese se trovi un portafoglio per terra e ti futti tutti li sordi..(e puru u borsellinu si è bonu) • sei calabrese se parcheggi la macchina in quinta fila e dopo ti lamenti pure perché ti hanno fatto la multa • sei calabrese se per fare 100 metri prendi la macchina!!!! • sei calabrese se già quando hai un anno sai ballare la tarantella e suonare il tamburello • sei calabrese se hai la marmitta modificata • sei calabrese se vai allo stadio con la macchina piena di gente vestita amaranto, con la sciarpa dietro Forza Reggina, e canti CHI NON SALTA E’ MESSINESE !! • sei calabrese se abiti in un paesino di 4000 abitanti e conosci tutti • sei calabrese se ad ogni rumore che senti ti affacci a vedere che è successo • sei calabrese se parli con tutti e gridi anche se la persona a cui parli ti sta a 10 cm di distanza • sei calabrese se dopo 3 ore che conosci una persona la inviti a Reggio per le vacanze estive • sei calabrese se trovi normale vedere 3 ragazzi che vanno in giro tutti su uno scooter, senza cascoooo • sei calabrese se almeno una volta nella vita sei stato raccomandato (non sempre dai…!!!) • sei calabrese se quando vai in macchina alzi la musica a palla (non tutti però!) • sei calabrese se commenti quello di prima con la frase:KI ZARRU!! • sei calabrese se quando incontri fuori dalla calabria un tuo concittadino che nn avevi mai cagato in città, ci parli come se usciste insieme da una vita! • sei calabrese quando dici di non essere permaloso e ti incazzi ad ogni appunto che ti fanno! • sei calabrese quando vivi al nord e almeno una volta al giorno ti viene nostalgia della tua terra e della sua gente! • sei calabrese se ridi anche nelle situazioni drammatiche e fai divertire la gente • sei calabrese se vai al Nord per lavorare per la tua famiglia • sei calabrese se ti fai in quattro per fare un favore ad un amico • sei calabrese se lavori a nero pure tutta la vita • sei calabrese se passi l’estate tra disco e sagre di paese • sei calabrese se il sabato sera vai a ballare solo se hai gli omaggi • sei calabrese se hai sempre un sorriso e un consiglio per gli amici • sei calabrese se ti chiamano “terrone” al Nord e non ti offendi, anzi… • sei calabrese se hai un soprannome che ti danno gli amici del paese • sei calabrese se in estate la prima volta che ti abbronzi, ti ustioni e spelli • Ma sei calabrese soprattutto quando non ti vergogni della tua terra e ricordi sempre il luogo dove sei nato. Quando la esalti per il mare e la buona cucina, il sole caldo anche d’inverno, per l’ospitalità della gente e per tutte le bellezze che la rendono una terra splendida!!!
ORGOGLIOSI DI ESSERE CALABRESI… Magari a farne una copia da appendere in camera!!
1月21日 SU CALABRISI E CALABRISI SUGNU*ORGOGLIO CALABRESE*Su calabrisi e calabrisi sugnu. Su calabrisi e calabrisi sugnu, Su’ nominatu pi tuttu lu Regnu; Cu voli canzuni ‘nci li dugnu: D’amuri, gelusia, spartenza e sdegnu. ‘Nfacci all’atri paisi non mi nfundu, Fazzu li cosi mei cu’ forza e ‘mpegnu; Vinissi a ‘mpettu a mmia tuttu lu mundu, L’amuri pa Calabria lu mantegnu! TRADUZIONE IN ITALIANO Son calabrese. Son calabrese e calabrese sono, sono nominato in tutto il Regno; chi vuole canzoni io gliele do: d'amore, di gelosia, emigrazione e sdegno. Nei confronti degli altri paesi io non mi confondo, faccio ciò che ho da fare con forza ed impegno; Vennisse pure di fronte a me tutto mondo, l'amore che porto alla Calabria lo mantengo. 1月5日 CATONA*A Catùna*
Catona (a Catùna in reggino) insieme ai quartieri Salìce, Rosalì e Villa San Giuseppe fa parte della VIII circoscrizione del comune di Reggio Calabria. Con circa 1.000 abitanti è nella zona costiera il quartiere più a nord della città, al confine con Villa San Giovanni; si affaccia sullo stretto di Messina.
Dante Alighieri, nel canto VIII del Paradiso, menziona il quartiere di Catona scrivendo:
« e quel corno d'Ausonia che s'imborga di Bari, di Gaeta e di Catona da ove Tronto e Verde in mare sgorga » (Dante Alighieri)
Attraverso la storia di Carlo Martello, che morì prematuramente senza essere incoronato re di Napoli pur conoscendo le sue terre, Dante descrive il regno come un triangolo i cui punti estremi sono costituiti da Bari a est, da Gaeta a ovest, e da Catona a sud. Un tempo infatti Catona era una roccaforte grande quanto Bari e Gaeta che fu teatro delle guerre tra Angioini e Aragonesi, e l'"Ausonia" era la zona di Reggio, chiamata così perché abitata dagli Ausoni prima dell'arrivo dei Calcidesi. 12月10日 U RISPETTU *il rispetto*
9月26日 FESTA MARONNA * FESTA DI MADONNA*Maria Santissima della Consolazione è patrona della città di Reggio Calabria
Maria Santissima della Consolazione è uno degli appellativi utilizzati dalla Chiesa cattolica nella venerazione di Maria, madre di Gesù. Maria Santissima della Consolazione è patrona della città di Reggio Calabria.
Viene celebrata con la Festa della Madonna della Consolazione, comunemente detta Festa Marònna (Festa Madonna), un evento particolarmente sentito dai devoti reggini, che ne ha sempre caratterizzato la cultura e le usanze. Il secondo sabato di settembre di ogni anno a Reggio Calabria si celebra la patrona, con una splendida processione che porta la "Vara" con l'effige della Madonna. Il dipinto viene trasportato dai fedeli in processione dalla Basilica dell'Eremo (o Santuario di Santa Maria della Consolazione, nella parte alta della città) fino al duomo di Reggio Calabria (vicino al mare), attraversando nella fase finale il corso Garibaldi, principale direttrice del centro cittadino; la Vara così giunge a piazza Duomo dove, prima di essere portata dentro la cattedrale, è oggetto della tradizionale "Volata", l'ultima fatica dei portatori che consiste nel fare un giro della piazza di corsa sotto il peso dell'immane effige. La processione, sicuramente una tra le più imponenti in Calabria e Sicilia, è tra le più importanti feste religiose d'Italia, e richiama a Reggio durante le celebrazioni migliaia di fedeli dalle due regioni. I fedeli trascorrono la notte che precede la processione in preghiera alla Basilica dell'Eremo, dove fuori, in piazza, i portatori della Vara nell'attesa si intrattengono suonando e ballando la caratteristica "Tarantella", che contribuisce a rendere la nottata un evento a sé. Durante i giorni di festa la città muta il suo aspetto con spettacoli, musica, danze popolari, luna park, bancarelle e piatti tradizionali come ad esempio le frittole, o le 'Nzuddhe.
DETTI POPOLARI *IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE* Detto popolare
IL DIPINTO DI ANDREA CAPRIOLOIl dipinto di Andrea Capriolo
Il dipinto è opera del reggino Nicolò Andrea Capriolo del 1547, tavola cm 120x120; raffigura la Vergine seduta in trono che sorregge Gesù bambino tra san Francesco con una croce ed il libro delle Regole e sant'Antonio di Padova con il giglio ed il libro della scienza teologica, in alto due angeli incoronano la Vergine con in mano una palma. La monumentale Vara è in lamina d’argento sbalzato su anima di legno, opera eseguita tra il 1824 e il 1831. Il dipinto della Madonna è custodito quasi tutto l'anno entro una pala d’altare in bronzo dorato dello scultore calabrese Alessandro Monteleone, all'interno della Basilica dell'Eremo. LEGGENDE DEVOZIONALI Leggende devozionali
Il quadro del Capriolo, fu benedetto nel gennaio dell’anno successivo nella Cattedrale di Reggio dall’arcivescovo Agostino Gonzaga. Si narra che la sacra effige, nel 1577, parlò a un umile fraticello per annunciare la fine della terribile pestilenza che in quel momento affliggeva la città di Reggio, il dipinto portato nella cattedrale, riapparì subito dopo sulla collina dell'Eremo, questo prodigio fu interpretato dai fedeli come segno con cui la Madonna chiedeva di erigere proprio in quel luogo la sua chiesa, e la popolazione così fece, da quel momento in poi il dipinto vive una tradizione carica di fede e di coinvolgimento popolare, generando una festa particolarmente sentita da tutti i reggini. Sono note le leggende, miracolistiche sulla Madonna della Consolazione relative a pestilenze, epidemie, invasioni e terremoti: Il 24 maggio del 1657, con un atto notarile, la città di Reggio si impegnò ad offrire ogni anno un cero votivo in occasione della festa del primo sabato successivo all’8 settembre; e con Decreto della S. Congregazione dei Riti del 26 agosto 1752 la Madonna che raffigura il dipinto fu dichiarata "Patrona della città". La processione ricorre infatti ogni anno in settembre, quando 100 uomini per volta sotto i 1.000 kg della Vara, al grido di "Oggi e sempre: viva Maria!", accompagnano la Venerata Effigie dall’Eremo in Cattedrale, dove rimane fino alla domenica successiva al 21 novembre, festa della presentazione della Beata Vergine Maria, data in cui viene riportata nella sua dimora abituale. Un rito, quello della processione, che si ripete ininterrottamente, dal 1636, e condensa la devozione dei reggini verso la Madonna della Consolazione, una consolazione, così come intesa nella sacra scrittura, che è insieme soccorso, assistenza, aiuto. Nello stesso mese si tengono numerose manifestazioni religiose, fieristiche, musicali e artistiche. 9月12日 QUANDO FU IL GIORNO DELLA CALABRIAQuando fu il giorno della Calabria
Dio si trovò in pugno 15000 km2 di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole.
Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami.
Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro.
Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole. A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia.
Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate.
Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante. Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto.
Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione.
Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio.
E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore.
Quando, aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta , Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo.
Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola.
Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta.
La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. Utta a fa juornu c’a notti è fatta -. Una notte che già contiene l’albore del giorno.
Leonida Repaci
8月30日 REGGIO CALABRIAReggio Calabria Città, porto e capoluogo di provincia della Calabria, è situata sulla sponda orientale dello stretto di Messina ai piedi dell'Aspromonte, ove termina la penisola italiana.
Storia : Di origine greca, la città venne fondata verso la metà dell'VIII secolo a.C. da coloni calcidesi, che la denominarono Rhegion. Fu quindi alleata di Roma nel 280 a.C. e nell'89 a.C. municipio, con il nome Rhegium, che si sviluppò in un ricco centro commerciale. Devastata dai visigoti di Alarico nel 410, dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente fu più volte invasa e saccheggiata sino a quando, presa dai bizantini, rifiorì, diventando il centro amministrativo e culturale dello stato. Conquistata dai normanni nel 1059, fu incorporata nel Ducato di Calabria e istituì con la Sicilia stretti legami, che continuarono proficuamente anche nei periodi svevo, angioino e aragonese. In seguito, passata sotto gli spagnoli, decadde anche per le disastrose incursioni delle flotte musulmane, che provocarono devastazioni ed epidemie. Al termine del periodo borbonico, venne conquistata dai garibaldini nel 1860.
Urbanistica e luoghi di interesse :Bronzi di Riace Il 16 agosto 1972 vennero rinvenute nel tratto di mare antistante il piccolo centro di Riace, in provincia di Reggio Calabria, due statue greche in bronzo risalenti al V secolo a.C. Le due figure maschili,presenti qui sotto,sono note da allora come Bronzi di Riace. Oggi sono conservati presso il Museo nazionale di Reggio Calabria.La città, distrutta da terremoti nel 1783 e nel 1908 e gravemente danneggiata dai bombardamenti aerei nel 1943 (vedi Seconda guerra mondiale) è stata ricostruita secondo criteri antisismici, con edifici di altezza limitata e strade rettilinee a reticolato ortogonale. Conserva scarsi resti antichi, tra cui tratti di mura greche del IV secolo a.C., vestigia delle terme romane e le torri cilindriche del castello aragonese (XV secolo). Il Duomo, neoromanico, possiede un ricco Tesoro. Il Museo nazionale conserva preziose raccolte di reperti, nelle sezioni preistorica, archeologica e archeologica subacquea, dove si trovano le due celebri statue greche dette Bronzi di Riace, oltre a una sezione numismatica e una d'arte medievale e moderna. Da ricordare inoltre il lungomare Matteotti, con magnifico panorama sullo stretto, caratterizzato a sud dal profilo dell'Etna.
Risorse economiche :La città è il principale mercato per i prodotti del circostante territorio agricolo, ma annovera anche industrie alimentari, metalmeccaniche, chimiche e del legno. La provincia, che comprende 97 comuni ed è prevalentemente montuosa e collinosa, ha le sue basi economiche in attività come la produzione di agrumi (ospita tra l'altro la Fiera internazionale delle attività agrumarie), frutta, ortaggi, ulivi e viti; la pesca; l'industria alimentare e la caratteristica produzione di essenze di bergamotto e di gelsomino. Importante è il turismo delle stazioni balneari lungo la costa.
8月24日 BERGAMOTTO AGRUME CALABRESE
Il bergamotto è un agrume classificato come Citrus Bergamia Risso, appartiene alla famiglia delle Rutacee, sottofamiglia Mesperidee, genere Citrus.Il frutto ha forma sferica con peso medio intorno ai 200 gr., il colore a maturazione è giallo. La fioritura da Novembre a Marzo. il suo Habitat più idoneo ed esclusivo è costituito dalla sottile striscia di terra, lunga poco più di cento chilometri, ovvero tra Villa San Giovanni e Monasterace, compresa tra le propaggini estreme dell'Aspromonte e i mari Jonio e Tirreno, in provincia di Reggio Calabria.
La coltivazione e la produzione e commercializzazione della sua essenza, hanno costituito per oltre 50 anni, fino ai nostri giorni, un raro momento di imprenditorialità agricola di respiro internazionale per la Calabria. Oltre gli aspetti culturali, sono rilevanti gli aspetti della commercializzazione dell'essenza che addirittura producono fermenti economici che ancora hanno grande importanza nell'industria profumiera di tutto il mondo. Oltre la valenza economica, la straordinaria ed esclusiva ambientazione del bergamotto nella fascia costiera reggina rende questa coltura una realtà di enorme prestigio per l'intera Calabria.
L' origine del bergamotto è incerta. I più ritengono che esso derivi da mutazione da altra specie. Per quanto attiene la provenienza, si ipotizza: Cina, Spagna, Canarie; tuttavia l'unico luogo dove il bergamotto fruttifica ottimamente è la breve zona descritta del territorio calabrese. L'etimologia più attendibile è Berg-armudi, ovvero "pero del Signore" in turco, per la somiglianza che il bergamotto ha con la pera bergamotta. Il primo bergamotto di cui si ha notizia venne impiantato nelle vicinanze di Reggio Calabria da Nicola Parisi; nel feudo "Giunchi" nell'anno 1750. A quei tempi l'essenza veniva estratta per pressione manuale dalla scorza del frutto e fatta assorbire da spugne naturali collocate su recipienti appositi. Oggi viene ricavata per abrasione, mediante un sistema di grattuge e nelle apposite "pelatrici" dalla parte superficiale dei frutti.
L'utilizzazione del bergamotto con i suoi 350 componenti chimici e l'olio essenziale, è indispensabile nell'industria profumiera internazionale avendo la funzione non solo di fissare il bouquet aromatico dei profumi, ma anche di armonizzare le altre essenze contenute, esaltando le note di freschezza e fragranza. Oltre che nella vasta gamma di acqua da toilette, profumi, deodoranti, chypres, fougeres, lozioni antiforfora, saponi ad alto potere disinfettante, prodotti antisolari, sali da bagno, dentifrici, l'essenza di bergamotto viene impiegata nell'industria farmaceutica per il suo potere antisettico e antibatterico nella sepsi chirurgica, odontoiatria, oftalmologia, ginecologia, dermatologia, tanto da essere inserita nelle farmacopee di diversi paesi. L'essenza di bergamotto è infine usata nell'industria alimentare e dolciaria come aromatizzante di liquori, the, caramelle, canditi. 5月4日 *LEGGENDE CALABRESI*
Cariddi, nella mitologia greca era un mostro marino, figlia di Poseidone e Gea, che formava un vortice marino, capace di inghiottire le navi di passaggio. La leggenda la situa presso uno dei due lati dello stretto di Messina, di fronte all'antro del mostro Scilla. Le navi che imboccavano lo stretto erano costrette a passare vicino ad uno dei due mostri. In quel tratto di mare i vortici sono causati dall'incontro delle correnti marine, ma non sono di entità rilevanti. L'espressione «essere tra Scilla e Cariddi», indica il rischio di sfuggire ad un pericolo per correrne un altro. Secondo il mito, gli Argonauti riuscirono a scampare al pericolo, rappresentato dai due mostri, perché guidati da Teti madre di Achille, una delle Nereidi. Cariddi è menzionata anche nel canto XII dell'Odissea di Omero, in cui si narra che Ulisse preferì affrontare Scilla, per paura di perdere la nave passando vicino al gorgo.
Scilla è una figura della mitologia greca, era un mostro marino. La leggenda vuole che dimori sotto il promontorio di Scilla, da cui uscirebbe di tanto in tanto scatenando spaventose tempeste e terrorizzando i naviganti che possono solo sperare nell'intervento di Glauco, trasformatosi in un tritone marino per amore della ninfa, che emerge a placare i venti ogni volta che infuria la tempesta. Nell'Odissea, Omero la descrive come un'immortale, figlia della dea Crateis. La indica come un mostro con sei teste e dodici gambe, che strappava i marinai dalle loro navi, quando, per evitare i vortici di Cariddi, si avvicinavano alla sua tana. Altre tradizioni la indicano come figlia di Forci e di Ecate. La fanciulla era amata da Poseidone, Anfitrite ne era gelosa ed avvelenò l'acqua nella quale si bagnava e la trasformò in mostro. Scilla viene talvolta indicata come la personificazione della piovra che vive nelle acque del Mar Mediterraneo.
Se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomare reggino che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia", vi capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti, non dovete impressionarvi. Siete solo vittime di un incantesimo. E' la Fata Morgana, un fenomeno ottico simile a un miraggio che si può osservare dalla costa calabra quando aria e mare sono immobili. La leggenda racconta che anche Ruggero I d'Altavilla fu incantato dal sortilegio. Per indurlo a conquistare la Sicilia, con un colpo di bacchetta magica la Fata Morgana gliela fece apparire così vicina da poterla toccare con mano. Ma il re normanno, sdegnato, rifiutò di prendere l'isola con l'inganno. E così, senza l'aiuto della Fata, impiegò trent'anni per conquistarla.
La costa siciliana, vista da quella calabrese, sembra distare pochi metri. Si possono distinguere molto bene le case, le auto e addirittura le persone che camminano nelle strade di Messina. Il tutto avviene quando sulla superficie del mare, minuscole goccioline di acqua rarefatta, fanno da lente di ingrandimento. Il fenomeno prende nome dalla Fata Morgana della mitologia celtica.
4月30日 COLTELLO CALABRSEDOPO I PROVERBI,DOLCI TIPICI CALABRESI,( CHE AVEVO PUBLICATO PRECEDENTEMENTE),E LA DESCRIZIONE DELLA TARANTELLA, NON POTEVA MANCARE IL TRADIZIONALE COLTELLO CALABRESE (POTETE OSSERVARE QUI IN BASSO A SINISTRA,CLICATE SOPRA IMMAGINE PER INGRANDIRLA) QUESTE IMMAGINI SONO STATE MESSE A SCOPO DI FAR CONOSCERE UNA PARTE DEGLI USI E TRADIZIONI DELLA MIA TERRA"LA CALABRIA" |
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