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August 26 MISTERI.......UFOMISTERI
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August 24 BERGAMOTTO AGRUME CALABRESE
Il bergamotto è un agrume classificato come Citrus Bergamia Risso, appartiene alla famiglia delle Rutacee, sottofamiglia Mesperidee, genere Citrus.Il frutto ha forma sferica con peso medio intorno ai 200 gr., il colore a maturazione è giallo. La fioritura da Novembre a Marzo. il suo Habitat più idoneo ed esclusivo è costituito dalla sottile striscia di terra, lunga poco più di cento chilometri, ovvero tra Villa San Giovanni e Monasterace, compresa tra le propaggini estreme dell'Aspromonte e i mari Jonio e Tirreno, in provincia di Reggio Calabria.
La coltivazione e la produzione e commercializzazione della sua essenza, hanno costituito per oltre 50 anni, fino ai nostri giorni, un raro momento di imprenditorialità agricola di respiro internazionale per la Calabria. Oltre gli aspetti culturali, sono rilevanti gli aspetti della commercializzazione dell'essenza che addirittura producono fermenti economici che ancora hanno grande importanza nell'industria profumiera di tutto il mondo. Oltre la valenza economica, la straordinaria ed esclusiva ambientazione del bergamotto nella fascia costiera reggina rende questa coltura una realtà di enorme prestigio per l'intera Calabria.
L' origine del bergamotto è incerta. I più ritengono che esso derivi da mutazione da altra specie. Per quanto attiene la provenienza, si ipotizza: Cina, Spagna, Canarie; tuttavia l'unico luogo dove il bergamotto fruttifica ottimamente è la breve zona descritta del territorio calabrese. L'etimologia più attendibile è Berg-armudi, ovvero "pero del Signore" in turco, per la somiglianza che il bergamotto ha con la pera bergamotta. Il primo bergamotto di cui si ha notizia venne impiantato nelle vicinanze di Reggio Calabria da Nicola Parisi; nel feudo "Giunchi" nell'anno 1750. A quei tempi l'essenza veniva estratta per pressione manuale dalla scorza del frutto e fatta assorbire da spugne naturali collocate su recipienti appositi. Oggi viene ricavata per abrasione, mediante un sistema di grattuge e nelle apposite "pelatrici" dalla parte superficiale dei frutti.
L'utilizzazione del bergamotto con i suoi 350 componenti chimici e l'olio essenziale, è indispensabile nell'industria profumiera internazionale avendo la funzione non solo di fissare il bouquet aromatico dei profumi, ma anche di armonizzare le altre essenze contenute, esaltando le note di freschezza e fragranza. Oltre che nella vasta gamma di acqua da toilette, profumi, deodoranti, chypres, fougeres, lozioni antiforfora, saponi ad alto potere disinfettante, prodotti antisolari, sali da bagno, dentifrici, l'essenza di bergamotto viene impiegata nell'industria farmaceutica per il suo potere antisettico e antibatterico nella sepsi chirurgica, odontoiatria, oftalmologia, ginecologia, dermatologia, tanto da essere inserita nelle farmacopee di diversi paesi. L'essenza di bergamotto è infine usata nell'industria alimentare e dolciaria come aromatizzante di liquori, the, caramelle, canditi. ANTONIO ALBANESEVOI MI VOTATE ED IO VI DO UN LAVORO !!!!!!!!!!!!!!!
LA TRAMA DI SCARFACE
Sulla scia dei profughi cubani in fuga dall'isola di Castro, arriva negli Stati Uniti Tony Montana, delinquente comune che tenta di spacciarsi per prigioniero politico, senza per altro riuscire ad ingannare la polizia statunitense. Da campo profughi nel quale è internato, Tony comincia un'irresistibile ascesa nel mondo della malavita, grazie alla sua incredibile crudeltà e determinazione. La sua carriera americana comincia con l'assassinio di un anticastrista, poi con un'operazione di smercio di droga, portata felicemente a termine nonostante il bagno di sangue che è costata, ed è a questo punto che Tony, insieme all'inseparabile amico Manny, diviene il guardiaspalle di Lopez, trafficante di stupefacenti. Ma ben presto anche Lopez comincia ad andargli "stretto", anche perché Tony vuole a tutti i costi la donna del capo, Elvira, ed allora si mette in proprio concludendo un colossale affare con Sosa, produttore boliviano di cocaina. L'impero su cui adesso domina incontrastato, eliminato Lopez e sposata Elvira, sembra inattaccabile, ma anche per Tony cominciano i guai. Prima una denuncia per evasione fiscale, poi l'abbandono da parte di Elvira, le preoccupazioni che gli dà la sorella Gina, cui è morbosamente attaccato, fanno vacillare la sua già psicopatica personalità, per Tony arriva la rovina. Prima si rifiuta di compiere un attentato per conto di Sosa, in quanto nell'esplosione, insieme alla vittima designata, perirebbero anche due bambini innocenti, attirandosi la vendetta del boliviano: subito dopo uccide Manny, che segretamente aveva sposato sua sorella Gina. Ma quella sera stessa, nel corso di una terrificante sparatoria che miete decine di vittime, resta ucciso dagli uomini di Sosa, che non gli ha perdonato lo sgarro. June 28 FIACCOLA C.R.I APPRODA A REGGIO CALABRIA VERSO SOLFERINOFIACCOLA C.R.I. APPRODA A REGGIO CALABRIA VERSO SOLFERINO
Iniziativa che “in 14 giorni” vedrà coinvolte nove regioni e si concluderà il 23 giugno
“I feriti, a qualsiasi esercito appartengano, sono sacri e non possono essere considerati nemici”: con queste parole Ferdinando Palasciano –medico dell’esercito Borbonico e Precursore dell’idea della Croce Rossa – nel 1848 durante l’assedio di Messina curò i feriti di parte opposta, ignorando l’ordine impartito dal Generale Filangeri a tutti i medici di non assistere i feriti tra il popolo in rivolta e facendosi promotore di uno dei più importanti principi C.R.I., la neutralità. La Fiaccolata “Insieme per la Croce Rossa” – giunta alla sua XV edizione - è uno dei più grandi eventi Internazionali che la C.R.I. organizza annualmente, con l’intento di “mantenere sempre vivo” il ricordo della nascita dell’ente. Per la prima volta anche Reggio Calabria partecipa alla commemorazione del 192° anniversario dalla nascita di Ferdinando Palasciano. Ogni anno, da tutte le parti del Mondo, si radunano presso Solferino (MN) migliaia di volontari di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa con un unico obiettivo: creare un legame tra Henry Dunant - fondatore del Movimento - e Ferdinando Palasciano, attraverso un percorso che porterà la fiaccola olimpica da Messina, dove Palasciano curò i feriti nemici a Solferino e Castiglione delle Stiviere, dove si concretizzò l’idea della Croce Rossa. La fiaccolata “da Solferino a Castiglione” vede i volontari delle diverse componenti dare prova delle rispettive attività, facendo conoscere i molteplici aspetti dell’impegno dell’ente nell’assistenza a favore dei più vulnerabili. Il 09 giugno – a Messina – è stato ufficialmente dato il via alla fiaccolata 2007. In occasione dell’evento, e’ stata allestita una mostra fotografica e si sono svolte simulazioni di soccorso con montaggio del PMA (Posto Medico Avanzato). La Fiaccola, dopo il passaggio nello Stretto di Messina tramite l’idroambulanza CRI, e’ approdata a Reggio Calabria, dove oltre alle attivita’ di promozione, si e’ svolta sul Lungomare Falcomatà una esercitazione del gruppo OPSA (Operatori Polivalenti di Salvataggio in Acqua). Ad accompagnare il passaggio della fiaccola per la città reggina, c’era lo scooter CRI del Comitato Prov.le di Reggio Calabria. Un’evenienza ricca di emozioni sia per i volontari e non. Attratti, affascinati e probabilmente incuriositi i volti dei cittadini reggini, davanti la visione del tedoforo C.R.I. che si apprestava a disseminare lo spirito della Croce Rossa per il centro storico della città, percorrendo il corso Garibaldi e il lungomare Matteotti. In occasione dell’evento era presente la Rappresentante Regionale di Miss Italia, Valentina Gatto, oltre alle autorità ed ai volontari della provincia. Una fiaccola simbolo dei 7 principi della Croce Rossa, dall’Umanità all’Imparzialità, dalla Neutralità all’Unità, volta a cospargere l’essenza del volontariato, di cui ognuno di noi né è in possesso. Si tratta, dunque, di un’occorrenza che rimembra il coraggio di un uomo che è riuscito a superare i pregiudizi nel rispetto dei principi umani, anticipando l’applicazione del principio di neutralità che ha poi costituito il corpus della Convenzione di Ginevra del 1864. Alla fine della commemorazione, a piazza Indipendenza la fiaccola è stata consegnata al Dott. Demetrio Morabito Responsabile Organizzativo Nazionale, per poi approdare a Cosenza.
Dora Vadalà
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Il boss mafioso italoamericano Vito Corleone, in occasione del matrimonio della figlia Constanzia, riceve nel proprio studio molti siciliani emigrati in America che invocano il suo aiuto. Essi richiedono il suo intervento in situazioni drammatiche, domandando per esempio di mandare alcuni uomini a picchiare a sangue gli stupratori delle figlie, di richiedere ai politici della sua rete di concedere la cittadinanza americana a giovani italiani prigionieri di guerra altrimenti condannati al rimpatrio lasciando le figlie senza marito, o chiedendo prestiti per aprire negozi. Don Corleone, formalmente conosciuto come il più potente importatore di olio d’ oliva italiano in America, accetta tutte queste richieste di aiuto, ricordando a tutti che essi sono da questo momento suoi debitori, e che lui potrà rivolgersi a loro in qualunque momento.
Dopo il matrimonio, mentre lui si reca in ospedale ad assistere il morente di cancro Genco Abbandando, il suo consigliere in seno alla cosca e vecchio amico d’ infanzia, invia Tom Hagen, il figlio adottato di origini tedesco-irlandesi, ora avvocato e facente funzioni di consigliere, a Los Angeles perché ricatti un potente produttore cinematografico, Jack Woltz, in modo da convincerlo ad affidare la parte principale di un film di guerra al giovane cantante Johnny Fontaine, di cui il vecchio boss è padrino di battesimo. Don Corleone controlla molti uomini importanti del sindacato cinematografico, come per esempio il segretario Billy Goff. Come previsto, Woltz nega questo favore, avendo un personale odio per Fontaine, ma nella notte, Hagen, dopo essere stato ospitato nella fastosa villa del potente produttore, fa tagliare la testa del suo cavallo preferito, Khartoum, come avvertimento di ciò che Don Corleone potrebbe ordinare in caso di un secondo e ultimo rifiuto. Infuriato e spaventato, Woltz accetta di affidare la parte al giovane divo musicale. Johnny ha assoluto bisogno di questa parte nel film di Woltz, poiché la voce gli si sta abbassando a causa del troppo alcool e di altri vizi eccessivi a cui si è abbandonato da dopo il divorzio, causando la sua caduta come cantante.
Pochi giorni dopo, quando ha ormai ultimato di sistemare le promesse fatte ai propri debitori, Vito Corleone convoca un consiglio a cui fanno parte il figlio Santino, il primogenito e possibile erede al titolo di Don, e il figliastro Tom, ora di fatto consigliere a seguito della morte di Genco Abbandando, per discutere la proposta di Virgil Sollozzo, uno spacciatore di narcotici spalleggiato dalla famiglia mafiosa di Philip Tattaglia. L’ uomo, famoso come un ricco e potente uomo d’ affari, richiede un finanziamento pari a due milioni di dollari in contanti, e alcuni magistrati che i Corleone hanno dalla propria parte in cambio di una percentuale pari a cinquanta percento sul traffico che ne seguirà. Santino e Hegen sono convinti che il commercio di narcotici potrebbe rappresentare un passo in avanti per la famiglia Corleone, uno strumento per raddoppiare il già grande potere che il boss ha conquistato con il controllo sui sindacati, il gioco d’ azzardo e il contrabbando di liquori e sigarette. All’ incontro con Sollozzo, in presenza dei capiregime Peter Clemenza e Salvatore Tessio, di Santino e Tom Hagen, Don Corleone rifiuta la richiesta, spiegando che se si immettesse nell’ affare dei narcotici anche solo a livello di protezione e finanziamento, potrebbe perdere molti uomini politici e agenti di polizia che da tanti anni fanno da protezione alle sue attività illecite. Ma il figlio Santino, in uno scatto d’ ira, si lascia scappare un commento che fornisce segretamente a Sollozzo un pretesto per iniziare una guerra tra gangsters. Pochi giorni dopo, Vito Corleone invia il terribile Luca Brasi, il suo animalesco esecutore, come spia nella famiglia Tattaglia, facendolo credere che sia scontento del trattamento subito negli ultimi giorni dai Corleone. Virgil Sollozzo intuisce che il reale proposito è scoprirne il punto debole, e fa uccidere Brasi prendendolo di sorpresa. Poco dopo, due sicari sorprendono Don Corleone all’ uscita della Genco Puro Oil Company, e gli sparano cinque proiettili. Portato d’ urgenza in ospedale, il boss è ridotto in fin di vita, e il figlio Santino assume la guida della famiglia.
Noto come leader spietato e crudele, Santino scopre un traditore nella divisione di Peter Clemenza, il giovane Paulie Gatto, che ha ricevuto molte telefonate da Sollozzo per scoprire le abitudini di Don Corleone, al fine di poterlo sorprendere alla giusta occasione, e impartisce l’ ordine di ucciderlo. Il giovane Michael Corleone, terzogenito di Don Vito, l’ unico ad aver ripudiato un posto nell’ organizzazione criminale paterna, si reca all’ ospedale per trovare il padre morente, e scopre che gli uomini del luogotenente Tessio sono stati mandati via, e che Don Corleone è in pratica esposto a un nuovo attacco di Virgil Sollozzo. Santino e Clemenza assumono dei detectives privati, ma prima che arrivino, Michael è aggredito dal capitano di polizia Mark McCluskey, un uomo prezzolato da Sollozzo, che con un pugno gli spacca la mascella. Con Don Vito al sicuro in ospedale, Tom Hagen e Santino Corleone si rendono conto che Virgil Sollozzo è un nemico molto potente, e che non può essere toccato finché è protetto dal capitano McCluskey. Michael, offeso dall’ aggressione subita, convince tutti i familiari e gli agenti al loro servizio offrendosi di uccidere i due nemici. Egli è infatti sempre rimasto fuori dalla cosca, nessuno potrebbe mai sospettare di lui come assassino. Ma ciò lo costringerebbe a divenire membro permanente della Mafia newyorkese, e metterebbe i Corleone in pericolo poiché nessuno a New York ha mai toccato un agente di polizia. Sotto la guida esperta del capiregime Peter Clemenza, Michael impara a sparare con una pistola speciale. Tramite gli agenti di polizia corrotti, Santino scopre che l’ incontro proposto da Sollozzo con Michael si trova in un locale del Bronx, dove Tessio e Clemenza provvedono a nascondere la pistola prima del loro arrivo. Michael riesce nel suo intento di uccidere Sollozzo e McCluskey, e, come pianificato, parte in aereo alla volta di Corleone, il paese nativo del padre Vito, dove sarà protetto da Don Tommasino, un temuto e rispettato capomafia amico di vecchia data dei Corleone.
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Scilla e Cariddi
Cariddi, nella mitologia greca era un mostro marino, figlia di Poseidone e Gea, che formava un vortice marino, capace di inghiottire le navi di passaggio. La leggenda la situa presso uno dei due lati dello stretto di Messina, di fronte all'antro del mostro Scilla. Le navi che imboccavano lo stretto erano costrette a passare vicino ad uno dei due mostri. In quel tratto di mare i vortici sono causati dall'incontro delle correnti marine, ma non sono di entità rilevanti. L'espressione «essere tra Scilla e Cariddi», indica il rischio di sfuggire ad un pericolo per correrne un altro. Secondo il mito, gli Argonauti riuscirono a scampare al pericolo, rappresentato dai due mostri, perché guidati da Teti madre di Achille, una delle Nereidi. Cariddi è menzionata anche nel canto XII dell'Odissea di Omero, in cui si narra che Ulisse preferì affrontare Scilla, per paura di perdere la nave passando vicino al gorgo.
Scilla è una figura della mitologia greca, era un mostro marino. La leggenda vuole che dimori sotto il promontorio di Scilla, da cui uscirebbe di tanto in tanto scatenando spaventose tempeste e terrorizzando i naviganti che possono solo sperare nell'intervento di Glauco, trasformatosi in un tritone marino per amore della ninfa, che emerge a placare i venti ogni volta che infuria la tempesta. Nell'Odissea, Omero la descrive come un'immortale, figlia della dea Crateis. La indica come un mostro con sei teste e dodici gambe, che strappava i marinai dalle loro navi, quando, per evitare i vortici di Cariddi, si avvicinavano alla sua tana. Altre tradizioni la indicano come figlia di Forci e di Ecate. La fanciulla era amata da Poseidone, Anfitrite ne era gelosa ed avvelenò l'acqua nella quale si bagnava e la trasformò in mostro. Scilla viene talvolta indicata come la personificazione della piovra che vive nelle acque del Mar Mediterraneo.
La Fata Morgana
Se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomare reggino che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia", vi capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti, non dovete impressionarvi. Siete solo vittime di un incantesimo. E' la Fata Morgana, un fenomeno ottico simile a un miraggio che si può osservare dalla costa calabra quando aria e mare sono immobili. La leggenda racconta che anche Ruggero I d'Altavilla fu incantato dal sortilegio. Per indurlo a conquistare la Sicilia, con un colpo di bacchetta magica la Fata Morgana gliela fece apparire così vicina da poterla toccare con mano. Ma il re normanno, sdegnato, rifiutò di prendere l'isola con l'inganno. E così, senza l'aiuto della Fata, impiegò trent'anni per conquistarla.
La costa siciliana, vista da quella calabrese, sembra distare pochi metri. Si possono distinguere molto bene le case, le auto e addirittura le persone che camminano nelle strade di Messina. Il tutto avviene quando sulla superficie del mare, minuscole goccioline di acqua rarefatta, fanno da lente di ingrandimento. Il fenomeno prende nome dalla Fata Morgana della mitologia celtica.
Il Tee mortale
C'era un tizio che ogni sabato andava a giocare a Golf, Dopo ogni primo colpo, aveva l'abitudine di raccogliere il tee e se lo metteva in bocca, fino alla buca successiva. Un giornò però… ZAC, cade stecchito alla diciottesima buca. Il tee si era impregnato dei pesticidi per gli insetti usati per il terreno da golf, e lui succhiò il veleno dal tee fino a morirne."Questa leggenda è molto famosa negli Stati Uniti, anche perché il golf negli U.S.A. è molto praticato, sia per tradizione che per cultura.E' palese notare come questa leggenda derivi soprattutto dalla diffidenza, l'ignoranza e la paura verso i prodotti chimici usati nei terreni per proteggerli dagli insetti. Si sa che vengono usati, non si sa che cosa effettivamente facciano, ma se fanno morire gli insetti potrebbero far morire anche noi, no?
La brava Baby-Sitter
Due ragazze parlano ad alta voce sull'autobus o sulla metropolitana delle loro esperienze come baby-sitter. Si scambiano impressioni sui problemi che hanno avuto nel rapporto con i bambini e si confidano i trucchi del mestiere. Una chiede all'altra cosa fa quando i bambini piangono: "Ma come diavolo riesci a farli smettere, una volta che hanno iniziato?". "Oh, non è un problema" risponde l'altra. "Apro il gas nel forno e tengo dentro la testa del bambino fino a quando non dorme".
Ragazze alla Griglia
"C'era una ragazza che, invitata per un matrimonio, voleva presentarsi a tutti i costi con una bella abbronzatura, per poter fare una bella figura. Decide quindi di sottoporsi ad alcune sedute con la lampada abbronzate. Suo malgrado, però, l'istituto di bellezza a cui si rivolge, aveva una regola per proteggere i clienti dai rischi di un’esposizione eccessiva ai raggi della lampada: il limite massimo era di mezz'ora al giorno. La ragazza però aveva troppo poco tempo per potersi abbronzare al ritmo di mezz’ora al giorno. Dopo averci pensato un po’ su, decide di aggirare l’ostacolo presentandosi in quattro saloni diversi al giorno, assorbendo in questo modo una dose quattro volte superiore a quella raccomandata . Così facendo era riuscita nel suo intento. Si era abbronzata in pochissimo tempo. Ma non era tutto. Ella aveva cominciato a sentirsi addosso uno strano odore, e decide di chiedere ad un medico. C’era una triste notizia per lei: si era ustionata tutti gli organi interni."
Anche un uomo può leccare una mano
Una sera, in un piccolo paese di campagna, una ragazza resta da sola a casa perché i suoi genitori sono andati in città per assistere una parente che ha avuto un incidente. Fuori c’è un forte temporale e la giovane trascorre la serata guardando la televisione in compagnia del suo fidato cane, che le lecca la mano ogni volta che lei la fa scivolare giù dal divano. Al momento di prepararsi per andare a letto, la ragazza si accinge a chiudere tutte le finestre, ma una di esse è difettosa e resta socchiusa.Incoraggiata dalla presenza dell’animale, la fanciulla sale comunque di sopra nella sua stanza, si infila il pigiama alla svelta e si butta sotto le coperte.Il sonno tarda però a venire.Spaventata dalla solitudine e dalla tempesta che infuria sulla casa, la ragazza allunga la mano nel buio e incontra il muso del cane che le dà una leccata forte e ruvida con la lingua. Tranquillizzata, finalmente comincia a sentire arrivare il primo sonno.Tuttavia, nel corso della notte, per due volte dei tuoni forti e rimbombanti fanno svegliare la giovane di soprassalto. Impaurita dall’isolamento, di nuovo cerca la leccata confortante del cane, che non tarda ad arrivare. La prima cosa che farò domattina sarà di lavarmi la mano, pensa. Il resto della notte trascorre tranquillamente. L’indomani il chiarore del mattino comincia a filtrare dalla tapparella. La ragazza si alza, ancora intontita, e sente qualcosa di viscido sul tappeto. Per verificare di cosa si tratti si avvicina alla finestra, la apre e lascia che la luce del giorno entri nella stanza. Si volta per cercare il suo cane e nota una scritta rossastra sul muro. Poi vede il suo animale a terra, in una pozza di sangue. Comincia a singhiozzare e infine mette a fuoco la scritta sul muro: “Anche un uomo può leccare una mano”. ********************************************************************************* Lui si presenta all'esame di Economia Aziendale, si siede, si fa il segno della croce. La prof lo guarda e gli dice: "Se ne vada, lei e' un cafone, io sono musulmana".
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E quella dell'esame di Fisica in cui il prof. lancia un mazzo di chiavi e chiede allo studente : Che tipo di moto e' questo ?
E lo studente (rilanciando al prof. le chiavi): Lo stesso di questo.
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Il serpente misuratore
Non tutti gli animali domestici sono uguali
Si racconta di una donna che aveva come animale domestico un simpatico boa di grossa stazza.La cosa curiosa è che la donna non amava tenere il serpente nella sua teca ma lo lasciava spesso libero a scorazzare per la casa, anche di notte. Capitò che al suo risveglio, una mattina, trovò il boa immobile vicino al suo letto, con occhi fissi e bocca semiaperta, come in una sorta di trance.Lo prese, lo mise nella teca, provò a dargli pure da mangiare, ma nulla.Qualche ora dopo il serpente accennò a qualche movimento e lei naturalmente lo tirò fuori dalla teca per rilasciarlo in quello che ormai era diventato il suo habitat naturale, la casa! Passò un'altra notte e al mattino la scena che gli si presentò era uguale a quella del giorno precedente, solamente che il boa aveva la bocca leggermente più spalancata. Incurante, per una settimana il fatto andò avanti, e ogni giorno le fauci erano sempre più aperte. Finalmente la donna decise di portare l'animale dal veterinario, il quale, dopo averle fatto una bella ramanzina per la libertà che lasciava al serpentello, le disse che occorreva chiamare uno specialista perché lui non sapeva molto. Così la signora tornò a casa e dopo qualche ora squillò il telefono: "Salve sono il veterinario, abbiamo scoperto cosa ha il suo boa e purtroppo dobbiamo sopprimerlo: probabilmente durante queste notti le stava prendendo con le fauci la misura del cranio per poterla mangiare! Non mangiava più perché il suo prossimo pasto lo stava preparando: sarebbe stata lei!"
RISOLVI QUESTI INDOVINELLI LASCIANDO LA TUA SOLUZIONE NELLA CARTELLA COMMENTI CON IL RELATIVO NUMERO ASSEGNATO AD OGNI INDOVINELLO
1)Ha i denti ma non mangia mai
2)Ci sei dentro... ma non ci puoi entrare. Cos'è?
3)Mangia con i denti degli altri. Chi è?
4)Prima entro e poi apro la porta, sono la
5)Quando lo nomini non c'è più. Cos'è?
6)Qual è quel libro sprovvisto di indice?
7)Quando va in acqua non si bagna. Cos'è?
VI RISPONDERO' AL PIU' PRESTO FACENDOVI SAPERE SE LA VOSTRA SOLUZIONE E' GIUSTA O ERRATA
Suocera
Una signora di mezza età perde i sensi.
Il medico, subito accorso, tranquillizza i presenti dicendo:
"Si tratta di un malore da nulla! Basterà qualche schiaffo, perchè si riprenda!"
Interviene il genero, il quale scosta il dottore ed esclama:
"faccio io! Sono vent'anni che aspetto questo momento."
Due anziani
Due anziani allo sportello delle poste:
" Ehi Bruno, lo sai che con l` Aids si muore?"
"Eh, già, perchè con l`inps ci si vive?
Condanna
- Due anni fà vi condannai per aver rubato un paio di scarpe. Oggi siete qui per lo stesso
reato come mai?
- Eccelenza, ha mai visto un paio di scarpe durare piu` di due anni?
Insonnia
- Che prendi contro l` insonnia?
- Un buon bicchiere di vino.
- E il vino ti fa dormire?
- No, ma mi tiene allegro durante la veglia
IL SIMBOLISMO DEI PASSI
Molto più significativo e invece il simbolismo dei passi di danza, sia che avvenga con coppia omogenea che con coppia mista. Chiara appare la connessione della ritualità e della gestualità della "viddhaneddha" con quelle trazionali del codice della 'ndrangheta.
Prima delle danze si proponeva la delimitazione dello spazio circolare entro cui il ballo doveva aver luogo. Era quasi una rievocazione simbolicospaziale del territorio di appartenenza tribale: il villaggio, il paese, il rione. Finalità recondita ne era la simbolica conquista, il predominio.
A dirigere le danze veniva tacitamente e preventivamente prescelto il capo carismatico: l'uomo di maggior rispetto e di conclamata abilita. A costui era scontata la sudditanza degli astanti. Era questi il "mastru d'abballu" (il maestro di ballo) che alle prime note dei suonatori si disponeva al centro del cerchio, quasi ad avocare su di sé il potere derivante dal suo carisma, e dopo i primi accenni di danza si dirigeva verso gli spettatori fra i quali sceglieva il compagno o la compagna. Lo faceva con un gesto lento, gentile e spavaldo allo stesso tempo, con un lieve inchino e dopo aver salutato toccandosi la fronte con le dita ripiegate della mano destra. Dopo qualche giro si riavvicinava agli astanti e con le stesse modalità invitava a sostituirlo un altro ballerino, occupandone il posto fra il pubblico. Dopo un certo lasso di tempo si reinseriva nella danza sostituendo il primo entrato con la formula: "fora 'u primu" (fuori il primo). Continuava così alternandosi costantemente fino alla fine delle danze.
Non ci si ribellava alla direttive espresse del mastru d'abballi: se ne accettavano umilmente le decisioni. Talora pero questi prevaricava il suo potere favorendo eccessivamente o trascurando ostentatamente qualcuno. In questi casi, purtroppo spesso finiva male. Il presunto offeso non si teneva lo sgarbo e reagiva subito o dopo la festa: erano coltellate o bastonate. Quanta gente moriva così! Furono questi i motivi che indussero il questore protempore di Reggio, negli anni cinquanta, a proibire la tarantella nelle piazze cittadine durante le feste patronali.
Si e detto della delimitazione del cerchio quale simbolico momento territoriale. Vediamo adesso il rituale significato dei passi di danza, soffermandoci primariamente sulla "viddhaneddha" a coppie omogenee (uomouomo). Formata la coppia a comando del mastru d'abballu i due protagonisti iniziavano la danza: quasi un primo momento di studio per la contesa del potere, del possesso del cerchio. I contendenti si disponevano lungo la circonferenza e, guardandosi l'un l'altro, cercavano di imitarsi i passi.
Si giocava di abilita man mano che i suonatori aumentavano il ritmo.
Scopo dei protagonisti era di imporsi spingendo l'avversario verso il centro del cerchio.
I passi erano spesso doppi, ondeggiati per rallentamento del passo corto che batteva in mezzo dei due tempi e campeggiato per sostentamento del primo passo che portava la persona. I movimenti dei due tronconi del corpo, diviso idealmente all'altezza della cintura, erano indipendenti: le gambe aumentavano freneticamente la velocità; il tronco, quasi sempre statico, oscillava lentamente quasi per disorientare l'avversario. A volte un dito veniva puntato verso l'alto in segno di sfida, per "chiamarsi" il posto, cioè il diritto alla supremazia.
Altre volte si cerca di impressionare e disorientare il compagno di ballo con il "soprapasso". E un passo di danza difficilissimo e stressante: consiste nell'intrecciare i passi (si chiama anche "'intricciata") quasi mimando una veloce rincorsa battendo un piede all'esterno dell'altro alternativamente.
Allorché uno dei contendenti riesce a conquistare il bordo del cerchio inizia il "passo 'ill'adornu", cioè il mimo del volo del rapace quando questi cerca di "'nnopiare" la preda (affascinarla per poi piombarle addosso e ghermirla). Il ballerino segue un itinerario spiraloide stringendo sempre più verso il centro l'avversario. Per "'nnopiarlo" (stordirlo distraendolo) alza le braccia ripiegate al gomito sopra le spalle, facendole oscillare lentamente in senso verticale idealizzando il battito delle ali del falco.
L'avversario, se perdente o rassegnato si riduce al centro dell'area e manifesta la sua rinuncia alla lotta rallentando stancamente il ritmo dei passi ed abbassando le braccia. E il momento della vittoria ed il "mastru d'abballu" interviene per rilevare il rinunciatario sostituendolo.
Ma non sempre un contendente si lascia sopraffare dall'altro e cerca di interromperne l'itinerario operando il "tagghiapassu" (tagliapasso) tenendo testa con l'abilita e la velocità dei passi. A questo punto il contrastato, non riuscendo più a passare con le buone, mette in atto la "schermiata" (il duello). Rappresenta il mimo del duello rusticano. Un dito puntato prima verso l'avversario e poi verso il cielo e il segnale d'inizio. I contendenti si dispongono l'uno di fronte all'altro: la mano destra a dita unite raffigura il coltello e compie nell'aria movimenti ondeggianti parabolicamente, pronta al fendente o all'affondo. La sinistra, un po' più flessa, si muove pure più bassa, sia per distrarre l'attenzione dell'altro, sia per essere pronta a parare eventuali colpi. Anche in questo caso lo sconfitto si ritirerà verso il centro lasciando il campo all'avversario.
DETTI CALABRESI
CU’ SI VARDAU, SI SARBAU
OGNI TESTA E’ UN TRIBUNALI
SI VOI CAMPARI IN PACI, VIRI, SENTI E TACI
STATTI ARRASSU
SI VVOLI DDIU E NON CHIOVI
CHIOVI A NZUPPAVIDDHANU
GENNAIU SICCU, MASSARU RICCU
JORNU ‘I MAI E MISI ‘I POI
LIBICCI, MAI BBENI FICI
CU TROVA MODDHU, ZAPPA FUNDU
‘U MULUNI NON SEMPRI NESCI RUSSU
A FIMMINA E’ COMU ‘A JATTA - CCHIU’ ‘A LLISCI E CCHIU’ S’INGATTA
AMA L’OMU TOI, CHI VIZI SOI
ARIA NETTA, NON AVI PAURA I TRONA
ACQUA DAVANTI E VENTU D’ARRETU
A LINGUA NON AVI OSSA MA RUMPI L’OSSA
BUCCA ND’AVI E PAROLA NO
‘CCA SUTTA NON CHIOVI
FABRRICA E LITE, TUCCATI E VIRITI
CU' MANIA NON PINIA
'AMMI TEMPU CHI TI PERCIU 'NCI RISSI U SURICI A NUCI
NTO MARI NON CI SU' TAVERNI
'U BOI 'NCI RICI CURNUTU O SCECCU
O TI MANGI STA MINESRA O TI IETTI RA FINESRA
FUMERARU 'RA SBARRA
CIANGI E 'DDATTA
NON FARI U SCECCU 'NTO LINZOLU
NON GABBU E NON MERAVIGGHIA
MI NDI LA PERI PERI
CU AMICI E CU PARENTI NON 'CCATTARI E NON VINDIRI NENTI
MEGGHIU A MAMMA MU TI CIANGI, GHI 'U SULI 'I MARZU MU TI TING
MANGIA E VA CURCHITI
ORA, PURU I PULICI HANNU A TUSSI
IU MI PIGGHIA E FU' PIGGHIATU
U BOI SI PIGGHIA RI CORNA
CU DI L'AMICI E DI PARENTI SPERA SIMINA A L'ACQUA E A LU VENTU SPARA.
CU STA SPERANZA D'ATRU E NON CUCINA VENI LA SIRA E CANTA LA DIANA.
FALLA COMU VOI SEMPRI CUCUZZA E'
MANGIA E TIRA PUNTATI
NON DASSARI A PECURA O LUPU
MEGGHIU CIANGIUTI DI CANI E NON DI CRISTIANI
CU SI PIGGHIA SI SUMMIGGHIA
CU DASSA A VECCHIA PA NOVA , MALI SI TROVA
CU AVI PANI NON DAVI 'RENTI
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